Normativa

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1. Regolamento 2371/2002 - Politica comune della pesca

Il Regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, definisce le norme relative alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche nell’ambito della politica comune della pesca. Come noto, infatti, a norma del Trattato, l’Unione Europea ha competenza esclusiva nei settore della conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della PCP.

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2. Regolamento 1967/2006 - Mediterraneo

Il Regolamento Mediterraneo reca misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo e gli strumenti che pone in campo per raggiungerlo.

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3. Regolamento 1198/2006 - FEP

Il regolamento 1198/06 istituisce un nuovo Fondo europeo per la pesca (FEP) per il periodo 2007-2013, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione della politica comune della pesca (PCP). Per far ciò, deve garantire la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine stabilendone gli obiettivi e gli assi prioritari nonché competenze e quadro finanziario.

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4. Regolamento 498/2007 – (FEP esecuzione)

Nel 2007 la Commissione europea ha adottato il regolamento (CE) n. 498/2007 che ha stabilito le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio relativo al Fondo europeo per la pesca. Con tale regolamento sono stabilite in modo preciso le regole cui gli SM devono ottemperare per un’attuazione corretta e uniforme del FEP in conformità con le priorità stabilite nel regolamento di base.

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5. Regolamento 1224/2009 e 6. Regolamento 404/2011 – Controlli

I due Regolamenti sui controlli nel settore della pesca (l’uno politico l’altro di esecuzione) sono stati adottati perché la Commissione si era resa conto che quanto attuato fino ad allora non era più sufficiente a garantire il   rispetto delle norme, che l’attuazione era diversa tra stato e stato e che vi era molta legislazione sovrapposta.

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1. DPR 1639/1968:

IL DPR 1639/68, nasce come regolamento di esecuzione della legge 963/65, di recente abrogata. Detto decreto permane in vigore in virtù di quanto disposto dall’articolo 25 del D.Lgs. 4/12. Il decreto interviene su ampi settore della pesca marittima.

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2. D.Lgs. 226/01

Il D.Lgs. 226/01 è comunemente nota come la legge “di orientamento” del settore ittico, infatti reca norme in materia di “Orientamento e modernizzazione del settore della pesca e dell’acquacoltura”.

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3. D.Lgs. 154/2004

Il decreto 154/2004 nasce dalla delega concessa dal parlamento con legge 38/2003, e come il precedente decreto legislativo n. 226/01 si propone di modernizzare il settore ittico. Tale decreto è stato superato in parte con decreti successivi

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4. D.Lgs. 9 gennaio 2012, n.4 Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura

Il decreto legislativo 9/12, l’ultimo emanato in ordine di tempo, è stato predisposto per raggiungere l’obiettivo di riordinare alcuni aspetti definitori e di coordinare la normativa nazionale in materia di pesca con le novità comunitarie. Da un lato infatti si occupa della definizione di imprenditore ittico, di acquacoltore, di attività di pesca e di acquacoltura, nonché di giovane imprenditore ittico; dall’altro, abrogando la legge 963/65, riformula il sistema sanzionatorio (anche negli aspetti delle sanzioni pecuniarie) per conformarlo a quanto previsto dalla normativa comunitaria sui controlli, con particolare riguardo all’introduzione della licenza a punti.

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La Regione Sardegna, come noto, ha competenza primaria in materia di pesca come sancito all’art. 3 dello Statuto regionale. Tale competenza ha carattere pieno ed esclusivo con i limiti dati dalle disposizioni costituzionali, dai principi dell’ordinamento giuridico dello stato e nel rispetto degli obblighi internazionali e comunitari.

Queste sono le principali normative regionali:

1. D.P.R. 24 novembre 1965 n. 1627

Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di pesca e saline sul demanio marittimo e nel mare territoriale”.

Il provvedimento ha trasferito all’Amministrazione regionale della Sardegna le funzioni amministrative relativamente al demanio marittimo ed al mare territoriale, concernente in particolare la regolamentazione della pesca, le concessioni, la sorveglianza, i permessi concernenti.

In tal senso sono stati numerosi gli atti legislativi che a livello regionale hanno regolamentato la materia della pesca e dell’acquacoltura a partire dalla L.R. 28 novembre 1950 n. 65 “Provvidenze a favore della piccola industria cantieristica e peschereccia” che dettava gli indirizzi per la concessione di contributi al settore. La L.R. 7 marzo 1956 n. 37 “Disposizioni relative all’esercizio di funzioni in materia di pesca” che precisava le funzioni amministrative attribuite alla regione sarda.

Oltre a ciò la normativa regionale si è occupata di regolare il regime giuridico delle autorizzazioni per l’esercizio delle attività. In particolare la L.R. n. 39 del 2 marzo 1956 detta “Norme per l’abolizione dei diritti esclusivi perpetui di pesca e per disciplinare l’esercizio della pesca in Sardegna” con la quale aboliva tutti i diritti esclusivi di pesca sostituendoli con un regime di concessioni temporanee (non più di 29 anni) attribuibili, di preferenza, alle cooperative di pescatori.

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2. L.R. 5 luglio 1963 n 14

È la legge che istituisce il Comitato Tecnico Consultivo Regionale per la Pesca con compiti di consulenza e di autonoma proposta verso gli organi regionali

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3. Decreto Assessore Difesa Ambiente 10 maggio 1995 n. 412

Questo decreto regolamenta in termini di permessi e autorizzazioni, periodi, aree, attrezzi, taglie minime etc. l’attività di pesca; dimensioni dei pesci, molluschi e crostacei; disciplina della pesca del novellame, pesca del bianchetto e del rossetto, la pesca del corallo, la raccolta dei ricci e la pesca del novellame da consumo o da allevamento.

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4. L.R. 14 aprile 2006, n. 3

E’ la legge che disciplina, sebbene ad integrazione della L.R. 37/56 e in via transitoria, tutte le funzioni amministrative di competenza della Regione in materia di pesca e acquacoltura in acque marine, salmastre e dolci, ivi comprese la mitilicoltura e la molluschicoltura

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5. Decreto Assessoriale n. 4 del 15 maggio 2007

Questo provvedimento suddivide il litorale e le acque marine territoriali antistanti il territorio della Sardegna per la parte soggetta alla giurisdizione della Regione, in cinque distretti:

  • Porto Torres – La Maddalena: da Porto Tangone incluso a Capo Ferro escluso
  • Olbia – Arbatax – da Capo Ferro incluso a Capo Ferrato incluso
  • Cagliari – da Capo Ferrato escluso a Capo Teulada incluso
  • Portoscuso – da Capo Teulada escluso a Capo Pecora incluso
  • Oristano – da Capo Pecora escluso a Porto Tangone escluso

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